Juan Belmonte. La sua vita, le sue gesta. Ediz. limitata
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Mondadori IT

Juan Belmonte. La sua vita, le sue gesta. Ediz. limitata

Juan Belmonte matador de toros", di Manuel Chaves Nogales, che per questa nuova edizione si avvale della traduzione e della cura di un aficionado di eccezione come Matteo Nucci, è in assoluto la più bella biografia su di lui mai pubblicata. Juan Belmonte non era solo un torero, ma un tipo umano, un emblema. Era amico di Ramón María del Valle Inclán e di Ramon Perez de Ayala, la crema colta del suo tempo, era il bambino senza nemmeno la licenza elementare che per descrivere l'andare e venire del toro intorno alla muleta citava «l'aria soave dei lenti giri» di cui parlava il poeta Rubén Dario oppure telefonava a un amico madrileno per commentare con lui una frase di d'Annunzio che aveva appena letto: «Il pericolo è l'asse portante di una vita sublime»... In più, il successo e i soldi non gli avevano dato alla testa. Sapeva da dove veniva, conosceva i bisogni della povera gente, incarnava l'idea e la possibilità di una Spagna diversa, più umana e più giusta. Alla fisicità e agilità di quelli che lo avevano preceduto, codificando «l'arte del toreo», Juan Belmonte opponeva una sorta di toreo come esercizio spirituale. È con lui che l'estetica della corrida, prende veramente forma, diviene espressione plastica di un repertorio di "suertes", fasi codificate, ottenute adattando a esse il movimento imprevedibile del toro. La corrida classica finisce con lui e la corrida moderna nasce con lui. Giornalista di punta, colto e brillante, Nogales era perfettamente consapevole di quanto quel mondo rappresentasse una certa Spagna e del resto per pittori, scultori, poeti e romanzieri spagnoli la corrida è stata sempre una grande passione. Da Goya a Zuluaga a Picasso, da de Alarcón a Bergamin a Machado, a Garcia Lorca, da Savater a Barceló a Perez-Reverte l'elenco è imponente e arriva sino ai nostri giorni. Raccontato in prima persona, come se fosse lo stesso Belmonte a prendere la parola, "Juan Belmonte matador de toros" ha l'andatura di un romanzo picaresco, sincero, umano, allegramente malinconico, gonfio di vita, scritto con uno stile trascinante. Edizione numerata da 1 a 1000. Prefazione di Matteo Nucci.

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Juan Belmonte matador de toros", di Manuel Chaves Nogales, che per questa nuova edizione si avvale della traduzione e della cura di un aficionado di eccezione come Matteo Nucci, è in assoluto la più bella biografia su di lui mai pubblicata. Juan Belmonte non era solo un torero, ma un tipo umano, un emblema. Era amico di Ramón María del Valle Inclán e di Ramon Perez de Ayala, la crema colta del suo tempo, era il bambino senza nemmeno la licenza elementare che per descrivere l'andare e venire del toro intorno alla muleta citava «l'aria soave dei lenti giri» di cui parlava il poeta Rubén Dario oppure telefonava a un amico madrileno per commentare con lui una frase di d'Annunzio che aveva appena letto: «Il pericolo è l'asse portante di una vita sublime»... In più, il successo e i soldi non gli avevano dato alla testa. Sapeva da dove veniva, conosceva i bisogni della povera gente, incarnava l'idea e la possibilità di una Spagna diversa, più umana e più giusta. Alla fisicità e agilità di quelli che lo avevano preceduto, codificando «l'arte del toreo», Juan Belmonte opponeva una sorta di toreo come esercizio spirituale. È con lui che l'estetica della corrida, prende veramente forma, diviene espressione plastica di un repertorio di "suertes", fasi codificate, ottenute adattando a esse il movimento imprevedibile del toro. La corrida classica finisce con lui e la corrida moderna nasce con lui. Giornalista di punta, colto e brillante, Nogales era perfettamente consapevole di quanto quel mondo rappresentasse una certa Spagna e del resto per pittori, scultori, poeti e romanzieri spagnoli la corrida è stata sempre una grande passione. Da Goya a Zuluaga a Picasso, da de Alarcón a Bergamin a Machado, a Garcia Lorca, da Savater a Barceló a Perez-Reverte l'elenco è imponente e arriva sino ai nostri giorni. Raccontato in prima persona, come se fosse lo stesso Belmonte a prendere la parola, "Juan Belmonte matador de toros" ha l'andatura di un romanzo picaresco, sincero, umano, allegramente malinconico, gonfio di vita, scritto con uno stile trascinante. Edizione numerata da 1 a 1000. Prefazione di Matteo Nucci.